Care amiche e cari amici,
è a dir poco sconcertante assistere all’ennesimo e costoso incarico assegnato dal sindaco Bonaiuto e che ci costerà ben 2500 € al mese mentre, di contro, sono stati tagliati i fondi per lo sviluppo delle risorse umane, che prevedono il salario accessorio dei dipendenti comunali e quello per eventuali straordinari e progetti obiettivo!
Da un lato si procede alla completa sottomissione della macchina amministrativa alle volontà del Sindaco, in barba alle regole e attraverso la sistematica umiliazione dei dipendenti pubblici, ormai ridotti a puri e silenti esecutori dei suoi desiderata, e dall’altro si continua a sperperare denaro pubblico in favori e prebende che pagheremo carissimo!
Come si pagheranno gli stipendi dei dipendenti in autunno? Come le numerose spese nel frattempo contratte dal Comune?
C’è di peggio che i tanti annunci fatti dal Sindaco sono rimasti lettera morta.
Che fine hanno fatto: la discarica, il Parco Urbano, la strada a monte di Marzamemi, la metanizzazione, la raccolta differenziata, la commissione agricoltura, il Piano Regolatore Generale, la viabilità cittadina, il comitato promotore per il 250 anni della fondazione di Pachino? E come si stanno spendendo i 100 mila euro stanziati proprio per la celebrazione della fondazione della città?
Tutto lettera morta, ovvero annunci vuoti e slogan urlati sulla stampa solo per coprire il fallimento politico della propria maggioranza e della propria amministrazione. E nel frattempo siamo costretti ad assistere all’ennesima crisi della maggioranza che sta portando nel giro di poco più di tre mesi all’ennesimo cambio di assessore, a tutto danno dell’azione amministrativa e degli interessi della città!
L’amministrazione è paralizzata da un Sindaco che si dimostra giorno dopo giorno incapace di governare, incapace di guidare la sua squadra, incapace di compiere scelte coraggiose nell’interesse della collettività.
Piuttosto che minimizzare il suo fallimento politico, continuando a fare propaganda, perché il Sindaco non viene in Consiglio Comunale a spiegarci le ragioni dell’ennesima crisi della sua maggioranza? Perché il gruppo dell’MPA, che ha concorso alla sua vittoria alle elezioni di un anno fa, minaccia un giorno si e l’altro pure di andare all’opposizione? Cosa succede dentro questa strabordante maggioranza? Perché sul PRG continua a vigere questa omertosa cappa di silenzio?
E’ vero che il Comune è stato diffidato, oltre un mese fa, ad approvare il PRG entro 180 giorni?
Queste le domande che, nell’interesse della città, vorremmo rivolgere al Sindaco, e per questo chiediamo che venga in Consiglio a spiegarci quali sono le trame che si celano nelle stanze del palazzo.
Un caro saluto a tutti, Roberto Bruno
sabato 31 luglio 2010
Editoriale
La crisi politica è formalmente aperta e non si tratta di un litigio tra i cofondatori del Pdl, ma della fine del quarto governo Berlusconi. Fin dalla serata di giovedì, quando il presidente del Consiglio ha cercato di dimissionare nel corso di una conferenza stampa il presidente della Camera che è tale anche per chi come noi non l'ha votato, il gruppo del Pd di Montecitorio con il capogruppo Franceschini e alla presenza del segretario Bersani, è in stato di allerta permanente sull'esplosione della maggioranza. Il Partito democratico ha chiamato Berlusconi in Parlamento perché non gestisca anche la crisi del suo governo in maniera privatistica e senza il rispetto di alcuna regola istituzionale. Per ottenere questo risultato è pronto a utilizzare ogni mezzo offerto dai regolamenti parlamentari. Ne ha discusso in un'assemblea fiume cominciata alle otto di venerdì, interrotta soltanto per formalizzare in aula la richiesta dell'intervento del presidente del Consiglio. Tutti i deputati e alcuni senatori democratici rappresentati dalla presidente Finocchiaro hanno constatato la situazione di disfacimento dell'esecutivo e la sua impossibilità di governare. Partendo dal rispetto delle regole democratiche, si sono detti disponibili a soluzioni che escludano Berlusconi e permettano di non travolgere il Paese e gli italiani tutti nella sua crisi e in pericolose derive.
Editoriale da Newsletter Deputati PD
Editoriale da Newsletter Deputati PD
giovedì 22 luglio 2010
Pachino, gli uomini, la terra e il mare. Storia di 250 anni
Ieri, 21 luglio, cadeva il 250° anniversario della fondazione di Pachino. Nel silenzio assordante con cui l'amministrazione comunale ha lasciato questa ricorrenza, io ho inteso fare un piccolo, ma significativo, omaggio alla mia città e ai miei concittadini. Sulla pagina culturale dell'edizione regionale del quotidiano La Sicilia (p.19), ho pubblicato un articolo per ricordare il 250° della fondazione della mia città, che allego sotto. Un ringraziamento all'editore, per la cortese e gradita ospitalità
Pachino, gli uomini, la terra e il mare. Storia di 250 anni
di Roberto Bruno
Oggi cade il compleanno di Pachino, ed è una ricorrenza particolare, essendo il 250° della sua fondazione. Il 21 luglio 1760 Ferdinando di Borbone, III re di Sicilia e IV di Napoli (Ferdinando I delle Due Sicilie, dopo il Congresso di Vienna) concedeva a Gaetano Starrabba, principe di Giardinelli, il Regio Diploma con cui si autorizzava la fondazione della città sul feudo Scibini, nell'estremo lembo della Sicilia orientale.
Sono passati duecentocinquanta anni da quel 21 luglio, e sono stati scanditi dalla vita activa di una comunità che si trova, oggi, l'opportunità di vivere questo territorio, di introiettare nel proprio quotidiano le straordinarie peculiarità ambientali che lo caratterizzano.
Duecentocinquanta anni in cui il territorio è stato plasmato dall'intensa attività del lavoro umano, traendo da esso risorse e materia viva per la fabbrica della città. Duecentocinquanta anni in cui è stato profondamente abitato.
A partire dai primi coloni provenienti da Malta, testimonianza di come il Mediterraneo abbia da sempre rappresentato un luogo di incontri di popoli, di scambio di merci e di confronto fra culture. I primi abitatori della città arrivarono infatti proprio da Malta, attirati dalle favorevoli condizioni concesse dal Re a Gaetano Starrabba, bisnonno di Antonio, marchese di Rudinì, che assurgerà al rango di Primo Ministro del Regno d'Italia a fine '800, e che durante la sua lunga vita manterrà con Pachino solidi legami, fatti di lunghi soggiorni e vasti interessi economici.
Come ricordare questi duecentocinquanta anni, se non con la lettura degli elementi della longue durée di Braudel, e cioè con le persistenze e le continuità storiche che nel corso del tempo hanno scandito le opportunità di vita degli uomini che hanno abitato questa estrema propaggine della Sicilia?
A partire dal rapporto fra la natura, l'ambiente e l'uomo, dove la natura non è soltanto fornitrice di risorse come l'aria, l'acqua, e ancora la terra e i suoi prodotti, i pesci, l'avifauna, i blocchi di pietra e il legname per costruire. Ma è soprattutto natura cooperante della vita e delle attività tipicamente umane. È quindi interscambio, secondo un rapporto fecondo e rispettoso degli equilibri naturali disseminati nel tempo che hanno consentito alle comunità di insediarsi sul territorio, di plasmarlo secondo le proprie esigenze, e alla natura di poter assorbire gli interventi dell'uomo, di introiettarli nei propri cicli, di farli in qualche modo propri.
Su questi rapporti gli uomini hanno allacciato con la natura, attraverso l'uso del territorio e delle risorse, un legame intrinseco fatto di stretta peculiarità (nei toponimi, nell'uso della lingua, nella foggia delle case, delle stesse conformazioni dei terreni, con l'uso dei canali, delle trazzere, lo scavo di pozzi, la fabbrica di muri, l'impianto di colture, ecc.) e di sostentamento, rinvenendo nelle tipicità del territorio di Pachino, le opportunità di vita.
Scriveva Giovanni Botero, alla fine del '500, come nel far grande una città concorresse in massima parte l'opportunità per le popolazioni di ricavarne un qualche emolumento: «or gli uomini si riducono insieme mossi o dall'autorità, o dalla forza, o dal piacere, o dall'utilità che ne procede».
Le comunità che nel corso del tempo hanno abitato il territorio di Pachino hanno trovato sempre un qualche emolumento, al punto da fondarvi una città, richiamando altri uomini per lavorare i campi, per pascolare le greggi, per cogliere appieno quegli emolumenti che la natura cooperante ha sempre offerto loro. E ancora, a fine '800, annotava il marchese Antonio Starrabba di Rudinì del grande impegno di lavoro umano (e di capitali) per migliorare le terre dell'agro pachinese: «da trent'anni lavoro con perseveranza a frazionare, mutandone le colture, alcuni fondi che posseggo nella zona littoranea della provincia di Siracusa (…) Il buon volere, l'interesse e la tenacia dei proprietari, associati al buon volere, all'interesse, e alla tecnica dei contadini, operarono un vero miracolo».
Questo passo - che il marchese scrive per sostenere a suo dire l'ineluttabilità del latifondo - ci mostra piuttosto come ancora a fine '800 il rapporto fra la natura e le attività dell'uomo si potessero coniugare con l'esigenza di una idea di progresso rispettosa dei cicli ambientali e delle esigenze umane: la bonifica di ampie aree paludose libera molte terre, che sono messe a coltura e forniscono occasioni di lavoro e sostentamento per numerose famiglie, trasformando il paesaggio agrario con l'introduzione della vite e contribuendo a rendere più omogeneo il rapporto fra la comunità e il territorio.
È questa la chiave di lettura che si presenta con lampante semplicità e drammaticità a noi abitatori nella veste di abitanti, fruitori, lavoratori, imprenditori, cittadini: un territorio e una città che vanno vissuti e salvaguardati in tutte le proprie estrinseche caratteristiche. La memoria della storia è, ancora una volta, un consiglio (che proviene dal passato) e al tempo stesso un monito (in direzione del futuro) sulle molteplici possibilità che ha l'uomo in rapporto al territorio e all'ambiente in cui e con cui vive.
da La Sicilia, 21/07/2010, p. 19 (edizione regionale)
Pachino, gli uomini, la terra e il mare. Storia di 250 anni
di Roberto Bruno
Oggi cade il compleanno di Pachino, ed è una ricorrenza particolare, essendo il 250° della sua fondazione. Il 21 luglio 1760 Ferdinando di Borbone, III re di Sicilia e IV di Napoli (Ferdinando I delle Due Sicilie, dopo il Congresso di Vienna) concedeva a Gaetano Starrabba, principe di Giardinelli, il Regio Diploma con cui si autorizzava la fondazione della città sul feudo Scibini, nell'estremo lembo della Sicilia orientale.
Sono passati duecentocinquanta anni da quel 21 luglio, e sono stati scanditi dalla vita activa di una comunità che si trova, oggi, l'opportunità di vivere questo territorio, di introiettare nel proprio quotidiano le straordinarie peculiarità ambientali che lo caratterizzano.
Duecentocinquanta anni in cui il territorio è stato plasmato dall'intensa attività del lavoro umano, traendo da esso risorse e materia viva per la fabbrica della città. Duecentocinquanta anni in cui è stato profondamente abitato.
A partire dai primi coloni provenienti da Malta, testimonianza di come il Mediterraneo abbia da sempre rappresentato un luogo di incontri di popoli, di scambio di merci e di confronto fra culture. I primi abitatori della città arrivarono infatti proprio da Malta, attirati dalle favorevoli condizioni concesse dal Re a Gaetano Starrabba, bisnonno di Antonio, marchese di Rudinì, che assurgerà al rango di Primo Ministro del Regno d'Italia a fine '800, e che durante la sua lunga vita manterrà con Pachino solidi legami, fatti di lunghi soggiorni e vasti interessi economici.
Come ricordare questi duecentocinquanta anni, se non con la lettura degli elementi della longue durée di Braudel, e cioè con le persistenze e le continuità storiche che nel corso del tempo hanno scandito le opportunità di vita degli uomini che hanno abitato questa estrema propaggine della Sicilia?
A partire dal rapporto fra la natura, l'ambiente e l'uomo, dove la natura non è soltanto fornitrice di risorse come l'aria, l'acqua, e ancora la terra e i suoi prodotti, i pesci, l'avifauna, i blocchi di pietra e il legname per costruire. Ma è soprattutto natura cooperante della vita e delle attività tipicamente umane. È quindi interscambio, secondo un rapporto fecondo e rispettoso degli equilibri naturali disseminati nel tempo che hanno consentito alle comunità di insediarsi sul territorio, di plasmarlo secondo le proprie esigenze, e alla natura di poter assorbire gli interventi dell'uomo, di introiettarli nei propri cicli, di farli in qualche modo propri.
Su questi rapporti gli uomini hanno allacciato con la natura, attraverso l'uso del territorio e delle risorse, un legame intrinseco fatto di stretta peculiarità (nei toponimi, nell'uso della lingua, nella foggia delle case, delle stesse conformazioni dei terreni, con l'uso dei canali, delle trazzere, lo scavo di pozzi, la fabbrica di muri, l'impianto di colture, ecc.) e di sostentamento, rinvenendo nelle tipicità del territorio di Pachino, le opportunità di vita.
Scriveva Giovanni Botero, alla fine del '500, come nel far grande una città concorresse in massima parte l'opportunità per le popolazioni di ricavarne un qualche emolumento: «or gli uomini si riducono insieme mossi o dall'autorità, o dalla forza, o dal piacere, o dall'utilità che ne procede».
Le comunità che nel corso del tempo hanno abitato il territorio di Pachino hanno trovato sempre un qualche emolumento, al punto da fondarvi una città, richiamando altri uomini per lavorare i campi, per pascolare le greggi, per cogliere appieno quegli emolumenti che la natura cooperante ha sempre offerto loro. E ancora, a fine '800, annotava il marchese Antonio Starrabba di Rudinì del grande impegno di lavoro umano (e di capitali) per migliorare le terre dell'agro pachinese: «da trent'anni lavoro con perseveranza a frazionare, mutandone le colture, alcuni fondi che posseggo nella zona littoranea della provincia di Siracusa (…) Il buon volere, l'interesse e la tenacia dei proprietari, associati al buon volere, all'interesse, e alla tecnica dei contadini, operarono un vero miracolo».
Questo passo - che il marchese scrive per sostenere a suo dire l'ineluttabilità del latifondo - ci mostra piuttosto come ancora a fine '800 il rapporto fra la natura e le attività dell'uomo si potessero coniugare con l'esigenza di una idea di progresso rispettosa dei cicli ambientali e delle esigenze umane: la bonifica di ampie aree paludose libera molte terre, che sono messe a coltura e forniscono occasioni di lavoro e sostentamento per numerose famiglie, trasformando il paesaggio agrario con l'introduzione della vite e contribuendo a rendere più omogeneo il rapporto fra la comunità e il territorio.
È questa la chiave di lettura che si presenta con lampante semplicità e drammaticità a noi abitatori nella veste di abitanti, fruitori, lavoratori, imprenditori, cittadini: un territorio e una città che vanno vissuti e salvaguardati in tutte le proprie estrinseche caratteristiche. La memoria della storia è, ancora una volta, un consiglio (che proviene dal passato) e al tempo stesso un monito (in direzione del futuro) sulle molteplici possibilità che ha l'uomo in rapporto al territorio e all'ambiente in cui e con cui vive.
da La Sicilia, 21/07/2010, p. 19 (edizione regionale)
mercoledì 21 luglio 2010
Questa non è la repubblica delle banane!
Care amiche e cari amici,
il Piano Casa votato all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) lo scorso marzo, grazie all’impegno del gruppo parlamentare del Partito Democratico, può rappresentare un valido strumento a sostegno del settore edilizio (che sta attraversando una cronica crisi come non si vedeva da decenni) e un incentivo per il rinnovo del patrimonio edilizio residenziale dei centri urbani siciliani, che punta ad estendere le tutele antisismiche, quelle idrogeologiche e il risparmio energetico.
Il Piano Casa infatti coniuga le esigenze di rilanciare il settore edilizio con quello del rispetto e della tutela ambientale ed idrogeologica dei centri urbani, e nella sua impostazione di fondo (fortemente voluta dal Partito Democratico all’ARS) si è inteso evitare che esso diventasse uno strumento in mano ai soliti palazzinari per compiere l’ennesima devastazione dei centri storici, delle coste, dei territori siciliani.
E a Pachino cosa succede? Sembra di essere in un’altra repubblica: la repubblica di Bonaiuto!
In occasione dell’ultimo consiglio comunale (19 luglio) la maggioranza ha votato una delibera che stravolge il Piano Casa recentemente approvato dall’ARS estendendo nelle “zone A” (cioè nei centri storici) di Pachino e Marzamemi la possibilità di un aumento della cubatura per gli edifici sino al 35% (nei casi di demolizione e ricostruzione).
A nulla è valsa la nostra battaglia, sia in sede di Commissione consiliare che durante i lavori nell’aula, dove abbiamo spiegato la palese illegittimità della delibera, poiché in contraddizione con la legge stessa del Piano Casa (la lettera j del comma 2 dell’art. 11) che vieta esplicitamente la sua applicazione nei centri storici.
Cosa ancor più grave è stata la sua estensione nel centro storico di Marzamemi, per cui corriamo il fortissimo rischio di assistere ad una superfetazione della volumetria degli edifici che vi ricadono: cioè un vero e proprio scempio del borgo! In occasione di quel consiglio comunale abbiamo battagliato sino all’ultimo minuto, e nonostante la palese illegittimità della delibera abbiamo presentato un emendamento per escludere la “zona A” (il centro storico) di Marzamemi dalla delibera. Un centro storico non è la sommatoria di singoli edifici, ma una struttura composita e complessa, fatta di edifici, strade, viuzze, illuminazione, irradiazione solare, usi, tradizioni, costumi, attività economiche sostenibili, che in questo modo rischiano seriamente di essere compromesse. La maggioranza che sostiene il sindaco Bonaiuto, ancora una volta, è stata sorda e muta di fronte alle nostre osservazioni (sia sull’illegittimità della delibera che sulla richiesta di escludere il centro storico di Marzamemi dal Piano Casa, come del resto prevede la legge), ed ha bocciato il nostro emendamento.
Ovviamente noi non ci fermiamo e ricorreremo alla Regione per affermare la giustezza delle nostre posizioni. Il centro storico di Marzamemi non può essere sottoposto, ancora una volta, a brutture e storture edilizie (avete presente il palazzo delle poste, vero?) perpetrate in nome della speculazione. Chi decide di non reagire si rende in qualche modo complice; e noi non vogliamo renderci complici!
Un caro abbraccio a tutti, Roberto Bruno
il Piano Casa votato all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) lo scorso marzo, grazie all’impegno del gruppo parlamentare del Partito Democratico, può rappresentare un valido strumento a sostegno del settore edilizio (che sta attraversando una cronica crisi come non si vedeva da decenni) e un incentivo per il rinnovo del patrimonio edilizio residenziale dei centri urbani siciliani, che punta ad estendere le tutele antisismiche, quelle idrogeologiche e il risparmio energetico.
Il Piano Casa infatti coniuga le esigenze di rilanciare il settore edilizio con quello del rispetto e della tutela ambientale ed idrogeologica dei centri urbani, e nella sua impostazione di fondo (fortemente voluta dal Partito Democratico all’ARS) si è inteso evitare che esso diventasse uno strumento in mano ai soliti palazzinari per compiere l’ennesima devastazione dei centri storici, delle coste, dei territori siciliani.
E a Pachino cosa succede? Sembra di essere in un’altra repubblica: la repubblica di Bonaiuto!
In occasione dell’ultimo consiglio comunale (19 luglio) la maggioranza ha votato una delibera che stravolge il Piano Casa recentemente approvato dall’ARS estendendo nelle “zone A” (cioè nei centri storici) di Pachino e Marzamemi la possibilità di un aumento della cubatura per gli edifici sino al 35% (nei casi di demolizione e ricostruzione).
A nulla è valsa la nostra battaglia, sia in sede di Commissione consiliare che durante i lavori nell’aula, dove abbiamo spiegato la palese illegittimità della delibera, poiché in contraddizione con la legge stessa del Piano Casa (la lettera j del comma 2 dell’art. 11) che vieta esplicitamente la sua applicazione nei centri storici.
Cosa ancor più grave è stata la sua estensione nel centro storico di Marzamemi, per cui corriamo il fortissimo rischio di assistere ad una superfetazione della volumetria degli edifici che vi ricadono: cioè un vero e proprio scempio del borgo! In occasione di quel consiglio comunale abbiamo battagliato sino all’ultimo minuto, e nonostante la palese illegittimità della delibera abbiamo presentato un emendamento per escludere la “zona A” (il centro storico) di Marzamemi dalla delibera. Un centro storico non è la sommatoria di singoli edifici, ma una struttura composita e complessa, fatta di edifici, strade, viuzze, illuminazione, irradiazione solare, usi, tradizioni, costumi, attività economiche sostenibili, che in questo modo rischiano seriamente di essere compromesse. La maggioranza che sostiene il sindaco Bonaiuto, ancora una volta, è stata sorda e muta di fronte alle nostre osservazioni (sia sull’illegittimità della delibera che sulla richiesta di escludere il centro storico di Marzamemi dal Piano Casa, come del resto prevede la legge), ed ha bocciato il nostro emendamento.
Ovviamente noi non ci fermiamo e ricorreremo alla Regione per affermare la giustezza delle nostre posizioni. Il centro storico di Marzamemi non può essere sottoposto, ancora una volta, a brutture e storture edilizie (avete presente il palazzo delle poste, vero?) perpetrate in nome della speculazione. Chi decide di non reagire si rende in qualche modo complice; e noi non vogliamo renderci complici!
Un caro abbraccio a tutti, Roberto Bruno
giovedì 15 luglio 2010
Il Consiglio Comunale dice sì alla bonifica sull'eternit
*** Di seguito un articolo di Sergio Taccone da la Sicilia del 14 luglio 2010.
CONSIGLIO COMUNALE. Votata la mozione di Giuseppe Buggea (Acesi).
PACHINO – Il Consiglio comunale batte finalmente un colpo sulla questione eternit sparso nel territorio. Su proposta del consigliere d’opposizione Giuseppe Buggea (Acesi), l’assemblea civica ha votato all’unanimità una mozione. Buggea ha più volte fatto riferimento agli articoli pubblicati dal nostro giornale sull’amianto buttato dove capita. «Non si può perdere tempo su questioni così gravi. – ha affermato Giuseppe Buggea – Sappiamo bene quello che può causare l’amianto per la salute e quindi è opportuno avviare un’operazione di bonifica del territorio.
Anche nelle strutture private, come abbiamo appreso nei giorni scorsi per l’immobile situato a ridosso della piazza Regina Margherita di Marzamemi. Nessuno, sindaco in testa, può fare finta di niente». Il consigliere dell’Acesi ha inoltre attaccato il segretario generale per una delibera non pubblicata all’albo pretorio né sul sito ufficiale del Comune ed evidenziato seri dubbi sulla disponibilità dei fondi stanziati a favore del Consorzio Igp.
Subito dopo il consigliere del Pd, Roberto Bruno, ha rincarato la dose. «Dopo simili segnalazioni apparse sulla stampa, – ha dichiarato Bruno – c’è stato persino chi ha tirato in ballo l’immagine del territorio anziché chiedere un intervento immediato. Ho visto la documentazione in possesso all’ex consulente ambientale Maino, dimessosi dopo aver appurato l’immobilismo del sindaco».
Bruno ha evidenziato le difficoltà della maggioranza. «Come a Roma, Palermo e Siracusa, anche a Pachino il centrodestra è bravo a vincere le elezioni ma pessimo a governare– ha detto –. La maggioranza è spaccata, perde pezzi in Consiglio comunale, dilaniata da malumori. Il sindaco fa spallucce ma dopo un anno siamo fermi sulla discarica comunale e sul parco urbano, limitandoci alle cose più eclatanti. La rivoluzione di Bonaiuto ha partorito il topolino della chiusura pomeridiana degli uffici municipali».
Autore: Sergio Taccone.
CONSIGLIO COMUNALE. Votata la mozione di Giuseppe Buggea (Acesi).
PACHINO – Il Consiglio comunale batte finalmente un colpo sulla questione eternit sparso nel territorio. Su proposta del consigliere d’opposizione Giuseppe Buggea (Acesi), l’assemblea civica ha votato all’unanimità una mozione. Buggea ha più volte fatto riferimento agli articoli pubblicati dal nostro giornale sull’amianto buttato dove capita. «Non si può perdere tempo su questioni così gravi. – ha affermato Giuseppe Buggea – Sappiamo bene quello che può causare l’amianto per la salute e quindi è opportuno avviare un’operazione di bonifica del territorio.
Anche nelle strutture private, come abbiamo appreso nei giorni scorsi per l’immobile situato a ridosso della piazza Regina Margherita di Marzamemi. Nessuno, sindaco in testa, può fare finta di niente». Il consigliere dell’Acesi ha inoltre attaccato il segretario generale per una delibera non pubblicata all’albo pretorio né sul sito ufficiale del Comune ed evidenziato seri dubbi sulla disponibilità dei fondi stanziati a favore del Consorzio Igp.
Subito dopo il consigliere del Pd, Roberto Bruno, ha rincarato la dose. «Dopo simili segnalazioni apparse sulla stampa, – ha dichiarato Bruno – c’è stato persino chi ha tirato in ballo l’immagine del territorio anziché chiedere un intervento immediato. Ho visto la documentazione in possesso all’ex consulente ambientale Maino, dimessosi dopo aver appurato l’immobilismo del sindaco».
Bruno ha evidenziato le difficoltà della maggioranza. «Come a Roma, Palermo e Siracusa, anche a Pachino il centrodestra è bravo a vincere le elezioni ma pessimo a governare– ha detto –. La maggioranza è spaccata, perde pezzi in Consiglio comunale, dilaniata da malumori. Il sindaco fa spallucce ma dopo un anno siamo fermi sulla discarica comunale e sul parco urbano, limitandoci alle cose più eclatanti. La rivoluzione di Bonaiuto ha partorito il topolino della chiusura pomeridiana degli uffici municipali».
Autore: Sergio Taccone.
sabato 10 luglio 2010
NO alla Legge Bavaglio
Esprimo la mia completa adesione, culturale e politica, alla protesta nazionale contro il ddl sulle intercettazioni, liberticida del diritto di informazione dei cittadini e della libertà di stampa, e che rappresenta oltremodo un vero regalo da parte del governo e della maggioranza di centrodestra alle cricche affaristiche e malavitose che hanno fatto della politica una occasione di business.
Roberto Bruno
Roberto Bruno
lunedì 5 luglio 2010
Un anno di disamministrazione della città!
Care amiche e cari amici
è passato un anno dall’elezione di Paolo Bonaiuto a sindaco, ma la città, nonostante i continui e vuoti annunci, si trova con ancora tutti i vecchi problemi irrisolti, con l’aggiunta di nuovi.
Che fine ha fatto la tanto annunciata riapertura della discarica di Coste Sant’Ippolito e perché dopo un anno continua a restare chiusa, con un notevole aggravio di spesa per il conferimento dei rifiuti?
E che fine ha fatto il tanto decantato “porta a porta” della raccolta differenziata?
Prima hanno tolto i cassonetti dell’immondizia, ed ora assistiamo al loro improvviso rispuntare, come fossero funghi! È da sette mesi che è cambiato il servizio di raccolta dei rifiuti (e la ditta che lo esegue), ma ad oggi la raccolta differenziata è al palo, non esiste uno straccio di ordinanza per gli esercizi commerciali e per Marzamemi, i rifiuti continuano ad essere ammassati agli angoli delle strade (con grave pregiudizio per la salute dei cittadini e per il decoro pubblico) e i cani ogni notte trovano lauti banchetti con cui cibarsi: una situazione indegna per una città come Pachino!
E che fine ha fatto l’appalto per la strada a monte di Marzamemi? Quanto dobbiamo ancora attendere per l’inizio dei lavori, visto che la gara è stata espletata lo scorso ottobre?
Marzamemi la domenica mattina è una pattumiera: mancano i cestini raccogli rifiuti, e che senso ha imporre la differenziata a Pachino se nel borgo non si è poi messi in condizione, in piena stagione estiva, di separare il vetro dalla carta, l’alluminio dalla plastica?
Persevera una grande approssimazione, mista a pressappochismo, nella gestione di Marzamemi, degna delle peggiori amministrazioni.
Il borgo e l’intero territorio, negli ultimi tempi, sono stati interessati da violenti quanto inaccettabili atti di violenza, che hanno avuto per vittime persino due noti giornalisti della Rai-Tv, oltre a numerosi turisti malcapitati, mentre il numero delle automobili date nottetempo alle fiamme per le vie della città è tristemente aumentato.
Ricordiamo al Sindaco che è lui il responsabile dell’ordine pubblico e della sicurezza nel territorio comunale; come mai non ha sentito il dovere di chiedere al Prefetto di indire un tavolo dove coinvolgere le forze dell’ordine (che con sacrificio e dedizione si impegno a tutelare la legge e i cittadini) e quelle politiche ed istituzionali per assicurare ai cittadini normali standard di sicurezza?
È questo il modello di turismo che vogliamo nel territorio?
Piuttosto che autosospendersi dal PDL, per una vicenda che ha del grottesco e che testimonia come questo centrodestra sia fallito tanto alla provincia che al comune, come mai il Sindaco non ha partecipato alla protesta di qualche giorno fa che ha visto sfilare davanti al Prefetto numerosi sindaci della provincia (guidati da quello di Siracusa) contro la manovra finanziaria del ministro Tremonti che si abbatte sulla fiscalità degli enti locali con conseguenze negative per i servizi ai cittadini? Dov’era il sindaco Bonaiuto?
Era troppo impegnato ad assegnare l’ennesimo incarico per tentare di sanare in qualche modo la guerra che c’è nella sua maggioranza, e risolvere gli enormi problemi politici, che lui s’è cagionato, e che hanno portato in pochissimi mesi al cambio continuo di assessori.
Ecco allora le ragioni per cui il sindaco, troppo intento a spendere denaro pubblico in barba alle difficoltà finanziarie del Comune per accontentare i propri amici con incarichi e consulenze, s’è scordato della discarica, della raccolta differenziata, della strada a monte di Marzamemi, del problema sicurezza.
Il caos che vige nella maggioranza di Bonaiuto ha raggiunto livelli intollerabili e la città non può vivere di nuovo nell’incertezza politica.
Vogliamo che il sindaco venga in Consiglio Comunale e dia spiegazioni alla città su quello che sta accadendo nella sua maggioranza. Chiediamo che il Sindaco dica le ragioni del suo fallimento politico. Lo spettacolo di questo centrodestra a cui stiamo assistendo in queste settimane è indecoroso, e dimostra come non sono in grado di governare nell’interesse della città e dei Pachinesi.
Infine, Vi invito ad una iniziativa del circolo del PD sulla crisi dell’agricoltura e sul ruolo del marchio IGP, che si terrà giovedì 8 luglio alle ore 18:30 presso la Sala Soci della Banca di Credito Cooperativo in via Libertà (l'invito è reperibile sul sito www.pdpachino.it): sarà l’occasione per discutere dei problemi del settore, delle soluzioni e di sviluppo economico e sociale!
Un caro abbraccio a tutti, Roberto Bruno
è passato un anno dall’elezione di Paolo Bonaiuto a sindaco, ma la città, nonostante i continui e vuoti annunci, si trova con ancora tutti i vecchi problemi irrisolti, con l’aggiunta di nuovi.
Che fine ha fatto la tanto annunciata riapertura della discarica di Coste Sant’Ippolito e perché dopo un anno continua a restare chiusa, con un notevole aggravio di spesa per il conferimento dei rifiuti?
E che fine ha fatto il tanto decantato “porta a porta” della raccolta differenziata?
Prima hanno tolto i cassonetti dell’immondizia, ed ora assistiamo al loro improvviso rispuntare, come fossero funghi! È da sette mesi che è cambiato il servizio di raccolta dei rifiuti (e la ditta che lo esegue), ma ad oggi la raccolta differenziata è al palo, non esiste uno straccio di ordinanza per gli esercizi commerciali e per Marzamemi, i rifiuti continuano ad essere ammassati agli angoli delle strade (con grave pregiudizio per la salute dei cittadini e per il decoro pubblico) e i cani ogni notte trovano lauti banchetti con cui cibarsi: una situazione indegna per una città come Pachino!
E che fine ha fatto l’appalto per la strada a monte di Marzamemi? Quanto dobbiamo ancora attendere per l’inizio dei lavori, visto che la gara è stata espletata lo scorso ottobre?
Marzamemi la domenica mattina è una pattumiera: mancano i cestini raccogli rifiuti, e che senso ha imporre la differenziata a Pachino se nel borgo non si è poi messi in condizione, in piena stagione estiva, di separare il vetro dalla carta, l’alluminio dalla plastica?
Persevera una grande approssimazione, mista a pressappochismo, nella gestione di Marzamemi, degna delle peggiori amministrazioni.
Il borgo e l’intero territorio, negli ultimi tempi, sono stati interessati da violenti quanto inaccettabili atti di violenza, che hanno avuto per vittime persino due noti giornalisti della Rai-Tv, oltre a numerosi turisti malcapitati, mentre il numero delle automobili date nottetempo alle fiamme per le vie della città è tristemente aumentato.
Ricordiamo al Sindaco che è lui il responsabile dell’ordine pubblico e della sicurezza nel territorio comunale; come mai non ha sentito il dovere di chiedere al Prefetto di indire un tavolo dove coinvolgere le forze dell’ordine (che con sacrificio e dedizione si impegno a tutelare la legge e i cittadini) e quelle politiche ed istituzionali per assicurare ai cittadini normali standard di sicurezza?
È questo il modello di turismo che vogliamo nel territorio?
Piuttosto che autosospendersi dal PDL, per una vicenda che ha del grottesco e che testimonia come questo centrodestra sia fallito tanto alla provincia che al comune, come mai il Sindaco non ha partecipato alla protesta di qualche giorno fa che ha visto sfilare davanti al Prefetto numerosi sindaci della provincia (guidati da quello di Siracusa) contro la manovra finanziaria del ministro Tremonti che si abbatte sulla fiscalità degli enti locali con conseguenze negative per i servizi ai cittadini? Dov’era il sindaco Bonaiuto?
Era troppo impegnato ad assegnare l’ennesimo incarico per tentare di sanare in qualche modo la guerra che c’è nella sua maggioranza, e risolvere gli enormi problemi politici, che lui s’è cagionato, e che hanno portato in pochissimi mesi al cambio continuo di assessori.
Ecco allora le ragioni per cui il sindaco, troppo intento a spendere denaro pubblico in barba alle difficoltà finanziarie del Comune per accontentare i propri amici con incarichi e consulenze, s’è scordato della discarica, della raccolta differenziata, della strada a monte di Marzamemi, del problema sicurezza.
Il caos che vige nella maggioranza di Bonaiuto ha raggiunto livelli intollerabili e la città non può vivere di nuovo nell’incertezza politica.
Vogliamo che il sindaco venga in Consiglio Comunale e dia spiegazioni alla città su quello che sta accadendo nella sua maggioranza. Chiediamo che il Sindaco dica le ragioni del suo fallimento politico. Lo spettacolo di questo centrodestra a cui stiamo assistendo in queste settimane è indecoroso, e dimostra come non sono in grado di governare nell’interesse della città e dei Pachinesi.
Infine, Vi invito ad una iniziativa del circolo del PD sulla crisi dell’agricoltura e sul ruolo del marchio IGP, che si terrà giovedì 8 luglio alle ore 18:30 presso la Sala Soci della Banca di Credito Cooperativo in via Libertà (l'invito è reperibile sul sito www.pdpachino.it): sarà l’occasione per discutere dei problemi del settore, delle soluzioni e di sviluppo economico e sociale!
Un caro abbraccio a tutti, Roberto Bruno
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